STALIN, RIZZO. (se li conosci, li eviti)

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Era un bel po’ di tempo che seguivo l’ascesa (eminentemente mediatica, in verità; e m’auguro che tale resti, visto quanto segue) del Partito Comunista dell’ex dilibertiano Marco Rizzo. 

Mi ricordo, inizialmente, questo soggetto nuovo apparire ogni giorno più sponsorizzato per vari canali della televisione e del web, linkato e menzionato in forum, discusso per giornali, plaudito da diversi compagni che auspicano a un ritorno delle sinistre unite sotto un solo grande gonfalone Comunista, sulla scorta del vecchio (o riesumando proprio quello stesso dalle sue ceneri, in un’operazione, forse inconsciamente, un po’ …retriva?)PCI, 

al quale ormai la vulgata generale attribuisce come padri costituenti il per quarant’anni e più suo segretario generale Palmiro Togliatti, e – erroneamente, ed a crudele dimostrazione che certi uomini non cessano d’esser torturati nemmeno dopo la morte – Antonio Gramsci; il quale (com’è noto a quelli che pensano che il diavolo stia nel dettaglio) è stato cofondatore nel 1921, con lo stesso Togliatti e altri, del PCdI, Partito Comunista d’Italia; PCdI che, non ancora sotto la esclusiva egida dello staliniano Togliatti, aveva caratteristiche e prospettive un po’ diverse dal poi divenuto – e più ricordato e spesso citato a sproposito – Partito Comunista Italiano, dal ‘43 in poi. L’anno in cui, morto il fascismo, poté sortire dalla clandestinità e riprendere la politica istituzionale. 

Questo per rimettere un po’ le cose a posto su questo fantomatico e mai esistito “Gramsci del PCI”, senza troppo addentrarsi nel merito, tuttavia (ce lo risparmiamo; un po’ per il tempo un po’ per il rossore di vergogna – la cosa più rossa che ha avuto il Pci – che occorrerebbe) e dato che, oltretutto, non è questo lo scopo della presente. E che, comunque, tutto il resto è noia… Pardon! … “Storia”, che i compagni possono studiare liberamente da sé medesimi e da sé medesimi trarre gli storici bilanci e le debite conclusioni. 

Parlavo di Rizzo. 

Era da un po’, dicevo, che osservavo, con la diffidenza che purtroppo o per fortuna mi caratterizza, specie in politica, ma senza la quale “mi fido poco”, come cantava De André, 

questo partito di giorno in giorno prendere fisionomia, sempre meno imprecisa, sempre più riconoscibile, sia nei suoi dirigenti (dei quali, in fondo, non ci vuole granché per saper vita, morte e il solo miracolo, che è la continua e inspiegabile resurrezione; una semplicissima pagina Wiki basta e avanza assolutamente all’uopo!), 

ma soprattutto nei suoi militanti e simpatizzanti. 

Perché (forse è un vizio mio, derivatomi dalla brutta storia del leninismo che poi diventa stalinismo, nel giro di qualche luna) penso che un partito, un movimento, un’organizzazione in genere, siano più i militanti a farlo, che i loro leader o portavoce del momento. 

A volte in negativo, come il PCUS divenne Stalin, seppure partì da Lenin. 

E a volte in positivo, come i tanti compagni di partiti di sinistra sbagliati che, per quanto vi abbiano militato, lavorato, etc, in un soprassalto di mai scomparsa dignità (e questo sempre perché sono compagni! Ecco perché m’interessano le persone, e la storia – amarezza o coraggio, aspettative e lotte quotidiane – che vive nelle persone, più che la cogente bandiera, simbolino o “leader” sotto le quali si radunano provvisoriamente), un bel giorno, si sono riavuti e hanno piantato capra e cavoli, puntando altrove la prua. 

E stanno, adesso, o dalla parte giusta, o comunque in parti che sono senz’altro meno sbagliate delle precedenti. 

E anche perché un leader può dire tutto quello che vuole, ma se le sue idee non sono seguite e riconosciute presso le masse, al massimo sarà un pessimo o ottimo intellettuale (a seconda dei casi), ma politicamente si risolve in un nulla di fatto. 

Ecco. Per i suoi militanti, quindi, più che per i dirigenti in sé, la fenomenologia di questo partito m’incuriosiva, e la seguivo con una certa attenzione. 

Ah, e c’è da dire una cosa preliminare, anche se la dico ora.

C’è da dire che questo neonato Partito Comunista di Rizzo è un partito dichiaratamente staliniano e stalinista

Cosa vuol dire staliniano e stalinista? 

Staliniano vuol dire che si riconosce in Stalin. Ne legittima, apprezza e celebra prassi e teoria, e stalinista, di conseguenza, vuol dire che è pronto, politicamente, a ripercorrerne le vie, a riproporne pensiero e azione, ergendo a modello di riferimento proprio il tragicamente storico dittatore georgiano. 

E quali erano i pensieri e le azioni di Stalin? 

Il pensiero di Stalin era quello di edificare il cosiddetto “socialismo in un paese solo”, tesi che si contrapponeva sia alla “rivoluzione permanente” specificamente trotskista, ma anche, in realtà, all’internazionalismo leniniano, ma già marxiano, e già strutturalmente socialista per definizione, delcomunismo in tutto il mondo

La quale cosa non è (detta brevemente e necessariamente semplificandola) dovuta al cuore più grande che avevano avuto Lenin, Trotsky, Marx ed Engels nel voler portare, congiuntamente con i partiti comunisti del mondo intero, soprattutto l’Europa della Comune, il socialismo ovunque, laddove invece il cattivo Stalin voleva tenerselo solo per sé e il suo hortus conclusus sovietico. 

Ma è la constatazione che il comunismo o è internazionale o non è. 

Per i rapporti produttivi col mondo intero che le borghesie nazionali, a questo stadio dello sviluppo del capitalismo, hanno. 

E che, a meno che di vivere sotto uno stendardo di bellissimo comunismo nominale (come nel caso di Cuba), mentre in realtà il lavoro, la produzione degli altri popoli e dell’altro proletariato, a te, paese “comunista” nella bandiera, non arriva per inimicizie politiche e disfunzionalità economiche di paesi anticomunisti, bhe, si ha piuttosto un bell’aborto di comunismo, in una forma ben sinistra, e ben paradossale! 

Tanto paradossale da far sì che, davvero, si stia meglio nei paesi cosiddetti “capitalisti” che in quelli isolatamente “comunisti”, o a “comunismo nazionale”. 

Il comunismo nazionale, in forma autarchica e autocratica, non ha funzionato e non poteva funzionare. 

Se i popoli del mondo sono universalmente produttori, questa produzione deve universalmente essere dei popoli del mondo. L’internazionalismo, aveva infatti (pre)detto Marx, è un momento dialettico indispensabile della Storia. 

Tanto che lo si prende come un “profeta” della globalizzazione, ma non è stato un “profeta”. E’ stato il filosofo, il teorico, lo scienziato più lucido e metodico dell’inevitabile “globalizzazione”, vale a dire, in altre parole, del mercato globale. 

Ora, come la dimensione internazionale è stata irreversibilmente raggiunta dalla storia della produzione umana, così, se comunismo dev’essere, il comunismo non può partire, retroattivamente, da una sorta di paradiso perduto, come farneticano gli anarchici del primitivismo più strampalato, o quelli della decrescita felice

Verrebbe da citare quei versi (mai incisi, purtroppo) del grande Luigi Tenco, in proposito: 

“(…) io che non so che farne del progresso, 

io che amo la vita primitiva. 

Ma un mio amico dentista dal quale ero andato, 

mi disse: Se non ami il progresso, 

prova a toglierti ‘sto dente 

con un coltello!

Il comunismo esplode da mali internazionali, nel momento in cui i mali sono internazionali, e, per questo, non può che esserne soluzione internazionale. 

Ma a Stalin, tutte ‘ste sottigliezze da intellettuali, queste discettazioni e queste analisi, piacevano poco. 

Lo zar era caduto, la rivoluzione era fatta, non c’era tanto da cincischiare. 

Adesso, si tratta soltanto di salvaguardarla; adesso c’è da blindare questa rivoluzione contro il potere, con un nuovo potere! Adesso, compagno, tu lavori e io magno

Già, perché proprio come sotto gli occhi dello stesso Stalin accadde (che però non ebbe mai l’onestà di riconoscere lo spaventosissimo errore, ed è la cifra di quanto ci tenesse al socialismo e quanto, invece, a se stesso!) 

si verificò quello che era già prevedibile e previsto. 

Furono indispensabili le aperture al piccolo capitalismo agrario dei kulaki, poi sempre meno piccolo a quello di industriali e gerarchi, e burocrati e privati, finché il capitalismo di Stato non divenne, di nuovo, che il capitalismo della borghesia di Stato. 

Di caste di funzionari e proprietari, sul groppone del popolo bue che lavorava e pativa come e peggio di prima, in quanto, ora, non poteva più ribellarsi – a rischio di essere liquidato come “nemico del popolo”, cioè nemico di se stesso – e spedito nei campi di “rieducazione” della Siberia. 

Stalin, quindi, è stato la prima e più grande, e mostruosa, aberrazione nella instaurazione del comunismo. 

Ciò che seguì, da lui in poi, è storia di ordinaria borghesia, che si trova in ogni libro di scuola, in ogni giornale d’epoca, per chi ha la mania un po’ feticistica, come me, di conservarli, o in ogni portale Internet indicato. 

E questo è stato l’aberrazione più “teorica” di Stalin. 

E quanto a quelle azioni, di Stalin, le sanno tutti. 

Ha fatto uccidere più dei tre quarti del partito bolscevico leninista, i migliori. Persino quelli che, contro il suo nemico giurato Trotsky, lo avevano sostenuto, come Bucharin. Valorosi generali, sapienti politici e brillanti intellettuali, il più noto dei quali, a sintetizzare perfettamente tutte le categorie, fu appunto l’ormai ex-capitano dell’Armata Rossa, Leon Trotsky. 

Tutta gente che aveva la grande colpa di dire, o d’esser sospettata di dire, che quello che Stalin faceva in Russia non c’entrava nulla col comunismo. 

Queste, in breve, le idee e le azioni di Stalin, che si contrappongono specularmente a quelle definite “trotskiste”. 

Ora, è pur vero, mi dicevo io, che siamo nel 2105! 

Che non si può stare lì, veramente, a lesinare su chi si autoattesta come stalinista, chi come trotskista, questista e quellaltrista. Mettiamo un attimino da parte queste robe, questioni di lana caprina, che appaiono davvero come querelle fuori dal nostro tempo e menate tra sinistri intellettuali, e basta. 

Uniamoci, piuttosto! E vediamo cosa si può fare per combattere la crisi capitalistica più feroce degli ultimi ottant’anni, su scala internazionale. 

Tanto più che una cosa va detta! 

Forse non è un argomento molto politico, è più un fatto di costume, ma il costume a volte fa la storia più che la fame stessa. 

Per molta gente, ammettere che Stalin è stato il mostro che è davvero stato, è difficilissimo. 

Le ci vorrebbe uno psicoterapeuta, per tirarle fuori una cosa del genere. 

Eh sì, perché Stalin, complice l’ignominiosa propaganda di Togliatti in Italia e in Europa, era visto da molti, qui, come ancora un eroe della rivoluzione! 

Uno che davvero stava facendo il socialismo, in Unione Sovietica. 

I poveri lavoratori, in Italia, che di certo non potevano andare a Mosca per sincerarsi di persona delle cose, vivevano e si fidavano della campagna pro-Stalin del PCI. Quando tutto venne fuori, dopo la sua morte e la destalinizzazione di Kruscev, alcuni subirono uno choc traumatico, ma la superarono, e continuarono a seguire la verità e il comunismo, ripartendo da Lenin e Marx. 

E cancellando dalla serigrafia il baffo impostore. 

Per altri fu talmente grosso il colpo, che non lo ressero. O forse, più semplicemente, non capirono. Non furono in grado di capire. Era come venirgli a dire che l’acqua fosse asciutta. 

Ed è probabile che, in tanti, abbiano conservato, contro tutto e tutti, quella immagine “buona” di Stalin e così l’abbiano tramandata ai figli. I quali, se però un briciolo di reale conoscenza in più rispetto a questi poveri padri sedotti e bidonati ce l’hanno, dovrebbero avere l’onestà di riconoscere le cose come stanno. Ma, magari, questa onestà non c’è, e allora… 

Ecco perché dico che, a volte, è più un fatto di costume. Un fatto di famiglia, delle volte. Ignoranza, ma di famiglia. Ne conosco un caso personalmente. 

E allora? Può avere senso stare ancora lì a pizzicarsi con uno che magari nello stalinismo nemmeno si riconosce, nemmeno sa che è, gli hanno solo detto che era un compagno, e lui così l’ha mandata giù? 

Lo stalinismo può essere incosciente, è questo che mi son detto! E che male può fare uno stalinismo incosciente? 

Un fascismo incosciente può farne, e ne fa! Perché sempre fascismo è. 

Ma lo stalinismo…! In fin dei conti può anche solo essere il riconoscere, per un puro accidente, come compagno, chi compagno non lo era e contro i compagni ha detto e fatto di tutto e di più. Ma alla prova dei fatti, a me interessa se compagno lo sei tu! E qui si parrà la tua nobilitate

A che serve stare ancora lì con trotskisti e stalinisti? Siamo compagni? Uniamoci! L’unione fa la forza. 

Ma, torniamo al Pc. 

Ferme (non molto, in verità; diciamo che qualcosa continuava a non tornarmi, di questa narrazione) tali considerazioni sommarie, in breve accadde però una cosa che mi fece, se non tornare sui miei passi con la lucidità di tre giorni fa, ma, se non altro, perdere di vista per un bel tratto tutto questo “affaire Rizzo”. 

Fu una cosa sola, ma verificatasi reiterate volte, ed io ho già poca pazienza di mio. A quelle condizioni, poi, avrebbe ceduto persino Gandhi (personaggio per il quale, lo preciso per la stampa già che ne ho l’occasione, e mi ci tolgo pure un peso, non nutro la benché minima simpatia). 

Quello che accadde fu un fatto apparentemente insulso, forse, e forse anche prevedibile, ma che un qualsiasi compagno di senno, e men che meno trotskisti inveterati quali il sottoscritto, non è riuscito a deglutire, e nemmeno ci ha provato. 

Rizzo, insomma, non la piantava di affastellare foto di Stalin ovunque, e di imbrattarci la sua pagina facebook e il suo blog; di citarlo ed encomiarlo, e cominciavano a fioccare commenti, sicuramente d’ignoranti, ma non per ciò meno indegni o intollerabili, di ammirazione e orrifico revisionismo per uno dei dittatori più sanguinari del Novecento, al quale imputo, con i suoi affiliati, la causa primaria del fallimento storico del “comunismo” nel mondo. 

Lì per lì mi sono incazzato, sbottando “Ma questo è coglione!”, e mi bastò disattivare l’opzione “Segui” dalla sua pagina facebook e il segnalibro dal suo blog, per non avere più notizia di lui, delle sue scempiaggini per social, giornali, e cambiando canale quando sciaguratamente lo incocciavo in tv a vaneggiare di ritorno al muro di Berlino 

Ma è successa una cosa, ieri, che mi ha fatto andare ben oltre questa rabbia di pancia e lo sdegno precipuamente, poi, per Stalin e per chi lo commemora. Ho capito qualcosa di più. 

Un caro amico e compagno mi mette a parte dell’ultima “sparata” rizziana, in coerentissima continuità con tutta la “deontologia” stalinista, sia nell’ex Urss, che in Europa e dovunque avesse accoliti nel mondo. 

Sul blog ufficiale del Partito Comunista di Marco Rizzo, tale Monica Perugini non trova di meglio da commentare, alla notizia della legalizzazione delle nozze gay in America, nondimeno che così: 

“Arma di distrazione di massa. Gli Usa legalizzano le nozze gay ma non escludono che qualche nostalgico sudista a cui il padre ha regalato il mitra(quanta retorica; scusate l’interpolazione, ma davvero non si resiste!), possa ammazzare in 5 minuti una decina di persone che non la pensano come lui

Patetica stronzata del “sudista” a parte, comunque: è la trita, nauseabonda, inascoltabile retorica del “Hai fatto una cosa buona? Bene, ma siccome ne hai altre tre che sono cattive, non ti riconosco nemmeno quella.” Qual è il senso? Che cazzo di politica è, una cosa fatta così? 

E continua: 

“Dal paese che si ostina ad essere padrone del mondo a qualsiasi costo e, nonostante la demagogia, non riesce a mascherare secoli di nefandezze, a partire dalla ordinaria e quotidiana ingiustizia sociale, non può arrivare nessun insegnamento apprezzabile.

Ah sì? Il disconoscimento, secolare, del diritto di matrimonio alle coppie omosessuali da parte di uno dei Paesi più reazionari e borghesi del mondo, non faceva parte di una quotidiana ingiustizia sociale? Ohi, bella! 

Ma non le basta, e chiosa: 

“Uno stato di diritto che tuteli i più deboli, gli garantisca di affrancarsi col lavoro e che i diritti sociali non siano calpestati. Se lo saranno potranno esistere tutti i diritti civili. Ma in Un mondo dove i ricchi diventano sempre più ricchi a danno di poveri che lo sono sempre più e proprio in queste ore, dove la Grecia viene eletta ad esempio sacrificale dei dettami del capitalismo, i comunisti e le comuniste non si faranno distrarre da questa ennesima pagliacciata mediatica. Giustizia e diritti sociali significheranno anche diritti civili. In caso contrario solo privilegi per i più ricchi. Orpelli borghesi per marcare le differenze vaneggiando che non ci siano più.

Quindi, facciamo il punto, perché la cosa s’è fatta intrigante. 

Occuparsi dei danni che genera il capitalismo e la società divisa in classi (perché, ricordiamocelo: il fatto che l’omosessualità sia così osteggiata, è dovuto al fatto che per secoli ha regnato la Chiesa! Che scandiva e suggellava la divisione in classi, che allora erano “ceti” o “stati”, ma sempre il Potere! E in seno a quel medesimo Potere, che ha scavalcato secoli e “riforme”, assumendo vesti – nemmeno poi tanto – nuove, si è sviluppato il potere della società borghese contemporanea, che è quello del modo di produzione capitalistico; se la compagna Perugini si degnasse di leggere qualcosa sul materialismo storico di Marx ed Engels, forse questo lo saprebbe!), 

senza occuparsi segnatamente del Capitalismo in sé e per sé, questo è un’arma di distrazione di massa e una cosa da borghesi? 

Ho capito. 

Quindi, se intanto le condizioni storiche (materiali, culturali) sono quelle che possono portare (come s’è visto!) al superamento di un problema, questo lo si deve rifiutare, questa occasione non deve essere còlta, e tu, caro omosessuale, devi continuare a vivere reietto e marginalizzato, perché? Perché prima va abbattuto il Capitalismo!

Ora, sarcasmi a parte: 

purtroppo, l’equivoco di fondo di tutta questa centrifuga di merda, che poi è la cifra distintiva della mentalità “stalinista”, è il fatto che, questi, di materialismo storico niente ne hanno capito, e meno di niente sanno, come si vede, “predicarne” (per altro, riporterei qui di seguito, non foss’altro che per farci una omerica risata corale, tutti i commenti di omosessuali e non, a questa eresia che di “comunista” ha davvero un piffero, ed ha molto, invece, di populismi fascisti, come “prima i marò!”, e puzza di ontologia clericale!), per un semplice motivo. 

Gli stalinisti (e Stalin nella sua caratteristica mediocrità d’impronta religiosa, al secolo) concepiscono il Capitalismo come un monolite, una sorta di Golem, come dio, un ontos da abbattere (salvo, stranamente, essere quelli che non l’hanno mai abbattuto e ne hanno, anzi, restaurato le macerie dei pezzi che ne aveva buttato giù la Rivoluzione d’Ottobre. Un po’ come i preti! Che vedono in Dio tutto il bene e la moralità del mondo, e sono i primi a trasgredirvi pedissequamente. Chissà come funziona! Ma qua, forse, entriamo in territori da psicanalisi). 

Un capitalismo perfettamente personalizzato. E che, fin quando non hai colpito quello, tutto ciò che fai è inutile, nel migliore dei casi, nel peggiore è una subdola “distrazione di massa”, cosciente d’esser tale, e coglione tu, se ci abbocchi! 

Mentre, invero, il capitalismo, il metodo di produzione capitalistico, è certamente l’origine e la causa, variamente declinato e in varie forme oggettivato, d’ogni male, ma non è altro che un dato sistema di rapporti sociali. Il capitalismo, lo sfruttamento e l’oppressione, non esiste, senza chi sfruttare, senza chi opprimere, senza nessuno su cui e di cui campare. 

E, ancora, tentando icasticamente con la famosa raffigurazione feuerbachiana, è come la tela di ragno. 

Al centro ci sta il ragno, che dobbiamo colpire al cuore. Ma noi, al ragno, ci arriviamo per le varie fila che esso ha intessuto. Percorrendole e consumandole, noi le superiamo. E nel momento in cui le avremmo superate tutte, ecco, lì, con grande sorpresa degli stalinisti che, invece, s’aspettavano di trovarsi di fronte il drago di Super Mario, scopriremo che il ragno non c’è più! Che è stato soppresso dalla consunzione, dal superamento, dall’aver bruciato, tappa per tappa, la tela medesima! Che è venuto, automaticamente, dialetticamente, meno. 

Ecco perché ogni iniziativa è utile e buona, alla causa del Comunismo. 

Ecco perché tutto fa parte della lotta di classe! Ecco perché non arriverai mai a distruggere il dogma liberale del Capitalismo, se non sei nemmeno arrivato a distruggere quello religioso di un dio che ti vieta le unioni omosessuali. 

Che è ciò che, con quella che non mi esimo dal chiamare “vittoria”, in America è stato fatto. 

Sono contrari ai “movimentismi” per principio. 

Non riesco ad accettare l’idea di una sedizione di cortile, caso per caso, di lotte di quartiere scollegate anarchicamente tra se stesse, 

di quel tipo di lotta riformistica che si propone di denunciare le cause, senza mai spingersi a raggiungere l’effetto, di questo o quel problema; una lotta che viene fuori, sotto bandiere e iniziative sempre diverse, per una settimana, due, quando va bene; e che poi, nel caso in cui viene repressa, si estingue e torna nei ranghi, rimandando la discussione, magari, fra trecento, quattrocento altri poveracci morti di fame o in mari lorum

nel caso in cui sia riuscita a strappare una piccola vittoria, non si cura di risolvere anche gli altri problemi, fino in fondo, e di premurarsi che anche la piccola vittoria testé conseguita non venga, in breve tempo, strappata via di nuovo, dal sistema marcio che non ti prefiggi di trasformare radicalmente, ma ti accontenti di un antidolorifico di qualche ora (pongo mente, mentre scrivo, all’art. 18. Una bella, grande conquista, sì. Che doveva gonfiarsi, però! E doveva portarne altre, e altre, e altre ancora, fino alla destrutturazione totale del sistema capitalistico! E che, invece, lasciata là, all’interno di questo sistema e di questi rapporti di forza, è incancrenita di nuovo! Il capitale ha avuto tutto il tempo di risollevarsi dai terribili colpi infertigli negli anni ’60 e ’70 dal movimento operaio, e tornare come e più forte di prima! E, ancora, riespropriarci della bellissima, grande conquista. Daccapo).

Sono contrario alla discontinuità e alla totale assenza di piattaforma rivoluzionaria. 

Sono contrario a chi torna a cuccia con le briciole. A chi non ha capito che, da che Storia è Storia e capitale è capitale, queste briciole verranno tolte di nuovo. Non è che un temporaneo contentino al cane, per non sentirlo più latrare.

E questo lo dico per sottolineare che un’organizzazione partitica, un partito, non un vago, indefinito “movimento”, ma un Partito vero e proprio, che si proponga di entrare nelle istituzioni a portare la Rivoluzione dall’interno, con grandi masse dietro e davanti una bandiera, come si diceva, è inoppugnabilmente necessario. 

Ma questo non vuol dire che le ragioni di movimenti che non siano quel Partito, o che (nel caso dell’America), possibilmente, non siano neanche specificamente “comunisti”, siano da non considerare per ciò solo.

Sono, al contrario, da raccogliere, e integrare. Da inquadrare e indirizzare  nella forma Partito che sola può guidare la rivoluzione, come ha insegnato la gloriosa parabola del bolscevismo di Lenin, e non da respingere.

Siamo ben lungi, in conclusione, dal mondo di uguaglianza e di pace, di lavoro e libertà vera (non la libertà di fottere il prossimo dei liberali), anche se adesso, negli Stati Uniti, i gay possono sposarsi; questo è chiaro!

L’America è sempre il paese che colonizza impietosamente territori e culture, che bombarda i popoli mediorientali ed urla al lupo, al lupo se, poi, ne rinfocola e causa cose orribili come l’Isis, è sempre il Paese che detta le regole del mercato, il Paese più capitalistico del mondo, la fucina principale della perversione dell’ideologia liberista, dell’anarchia del mercato, e di ogni spazzatura subculturale di consumismo e reificazione, il Paese della nevrosi e dell’alienazione, dell’ignoranza e del fanatismo nazionalista, l’America è davvero il Paese dove ognuno (magari non proprio il nipote delsudista (sic!); facciamo i poliziotti razzisti che ancora passano con la macchina su un ladro di polli, solo perché è nero) spara a chi vuole, perché non la pensa come lui (accusa alla quale, tra l’altro, proprio chi si definisce “stalinista”, dovrebbe avere il buon senso di non ricorrere), 

ma ciò non toglie che sotto la simbolicamente ripugnante bandiera a Stelle&Strisce, in queste ore, un grande passo di democrazia è stato compiuto. Come non si può dire che le lotte di Martin Luther King o di Malcom X per i diritti ai neri, siano “lezioni che non accettiamo” perché vengono dal “Paese dove questo e quest’altro”… 

Perché l’umanità, anche se i nazionalstalinisti (che preferiscono certamente l’omofobo dittatore Putin, perché è russo, a una mezza vittoria di democrazia in America, perché è una “vittoria democratica”, ma americana!) non lo sanno ahimé per definizione, un marxista non la suddivide in “nazioni”. 

Anzi: questa è una cosa che hanno da sempre fatto i nemici acerrimi di Marx

(“Proletari di tutto il mondo, unitevi!”, era una frase da trotskisti internazionalisti traditori da assassinare, secondo gli stalinisti). 

Un marxista, l’umanità la divide in classi. 

E l’omofobia è, da sempre, una palla al blasone della roccaforte delle classi dominanti. Se questa, anche negli odiati States che, per altro, fungono da cattedra economica ed etica per i tre quarti del globo terracqueo, è stata abbattuta, non può che significare un passo in meno verso una, per quanto ancora lontanissima, socialdemocrazia reale nel mondo. Laddove con “reale” non intendiamo quella del Re. Quella che intendono loro e che intese Stalin. 

Ma quello delle “res”. Dei fatti e della realtà. Cose con le quali gli stalinisti hanno un rapporto abbastanza imbarazzante… E ne hanno ben donde. 

La grande lezione che ho avuto, da tutto questo, volevo dire, è stata la seguente: 

niente ripensamenti! Mai.

Se un dirigente politico si dichiara “stalinista”, non c’è se e non c’è ma, e non è da confondere minimamente con lo stalinismo ingenuo di Peppone di Don Camillo. Costui sa quello che dice. 

E lo sa tanto bene, sia lui che i suoi cortigiani, da situarsi perfettamente in linea con il più becero stalinismo tradizionale. 

Quello che sotto una bandiera rossa nasconde imperialismo, nazionalismo e capitalismo, divisione in classi, soppressione di diritti, calunnie e miseria, e privilegi per la solita vecchia grassa borghesia che proprio quella bandiera rossa, doveva lasciarsi alle spalle, e che invece ha solo coperto, come la polvere sotto il tappeto. Nasconde dogmatismo e religione che sostituisce ai vecchi dèi, soltanto altri nuovi in carne, ossa e baffi, e che allo stesso modo esigono ubbidienza e sconfessano la realtà, rifuggendola come la peste peggiore. 

Proprio quella realtà che, invece, accelerando in eroico moto rivoluzionario, nomi come Marx, Lenin e Trotsky, hanno cercato di portare alla sua estrema conseguenza, per voltare, il prima possibile, pagina a questo terribile, squallido, infernale capitolo della storia dell’umanità che ha già tutti i germi, le ragioni e la coscienza soltanto messa a tacere, per finire. E che tale Stalin ha riportato indietro, a molto prima di loro. Al medioevo, ai tempi del signore feudale, delle inquisizioni e dell’oscurantismo. 

E allora, mai tornare indietro! “Neanche per prendere la rincorsa

Altro che cercare riappacificazioni tra trotskisti e stalinisti! Questo è andare come i gamberi. 

Il metodo giusto è, semmai, esattamente l’opposto:

significare questa abissale divergenza tra noi e loro con le lotte, con le idee, con l’analisi viva giorno per giorno, di ciò accade sotto il terrificante cielo del capitalismo, del come e del perché. 

E portare alle estreme conseguenze la frattura ineluttabile del sistema capitalistico tutto, la rivoluzione proletaria internazionale, prima e al meglio che possiamo. Salvando dal macello prospettatoci noi stessi e caterve di infinite altre vittime, nostri fratelli, nostri figli, compagni, e dannati della Terra, e lottando. 

Anche contro i “rossobruni”, i falsi compagni, come gli stalinisti di Rizzo, i quali, allontanando con le loro fanfaluche ripugnanti e reazionarie qualsiasi uomo di senno dall’oggi più che mai necessaria forza della bandiera rossa e dei suoi eroi in tutti i tempi e tutti i luoghi, non sono meno nocivi che i populismi xenofobi e misoneisti, e la destra dichiaratamente liberista e reazionaria del nostro tristissimo tempo.

Ringraziamo del magnifico contributo il compagno Salvo

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Compagno Graber

Il comunismo talebano che ha compromesso l’utopia.

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“Lo stalinismo è il flagello dell’URSS e la lebbra del movimento internazionale operaio.
Non ha nulla di dire nel campo degli ideali. Questa macchina spaventosa sfrutta ancora il dinamismo della più grande rivoluzione sociale e la tradizione del suo vittorioso eroismo.
Dall’impeto creativo di una violenza rivoluzionaria ad un dato momento della Storia, Stalin, con la sua caratteristica mediocrità, ha dedotto l’onnipotenza della violenza in genere.
Senza rendersene conto, egli è passato dalla violenza rivoluzionaria vòlta contro gli sfruttatori a quella controrivoluzionaria diretta contro i lavoratori.
Così si compie, dietro le antiche formule, la liquidazione della rivoluzione d’Ottobre.
Nessuno – e non escludo nemmeno Hitler – ha inferto al socialismo colpi così mortali. Hitler assale le organizzazioni operaie dall’esterno. Stalin le attacca dall’interno. Quello distrugge il marxismo, Stalin lo prostituisce.
Non un solo principio resta integro; non c’è ideale che non venga macchiato.
Le stesse parole “socialismo”, “comunismo”, sono compromesse dal momento che sgherri senza alcun controllo, con l’etichetta di “comunisti”, chiamano socialismo il regime da essi imposto.
Nauseante profanazione!
Il carcere della GPU non è l’ideale della classe operaia militante.
Socialismo significa regime di una trasparenza perfetta in seno al quale i lavoratori si governano da soli.
Il regime stalinista ha il suo fondamento nel complotto dei governanti contro i governati.
Socialismo significa cammino senza sosta verso l’uguaglianza.
Stalin ha creato uno scandaloso sistema di privilegiati.
Stalin ha saputo dare ai voraci appetiti di una nuova casta, l’espressione più funesta.
Egli non è responsabile della Storia, ma lo è di ciò che ha fatto, come pure del ruolo da lui ricoperto nella Storia.
E’ il ruolo di un criminale i cui delitti sono di tale vastità che il disgusto è centuplicato dall’orrore.
La burocrazia sovietica, come quella nazista, ritiene in realtà che il suo regno durerà mille anni.
Essa pensa che i regimi non soccombano, se non quando manchino di sufficiente energia nelle repressioni.
La ricetta è semplice: facendo saltare, al momento opportuno, tutte le teste dotate di pensiero critico, si assicura la perennità del regime.

Durante il periodo in cui la burocrazia sovietica assolveva funzioni relativamente progressiste — in larga misura analoghe a quelle assolte in passato in Occidente dalla burocrazia capitalista —, Stalin ha conseguito successi vertiginosi. Questo periodo è stato breve. Nel momento stesso in cui Stalin si convinceva della infallibilità del suo «metodo», la burocrazia sovietica terminava la sua missione e cominciava a marcire, sin dalla prima generazione. Di qui i nuovi processi, le nuove accuse contro gli avversari, e tutto quello che al filisteo medio sembra cadere da un cielo senza nubi.

La sanguinosa epurazione ha consolidato o indebolito il potere di Stalin?
La stampa mondiale fornisce in proposito valutazioni equivoche e duplici.
Sulle prime le imposture moscovite hanno indotto tutti a pensare che un regime costretto a ricorrere a simili messe in scena non poteva essere di lunga durata.

La stampa più conservatrice, le cui simpatie erano sempre andate alla casta dirigente sovietica in lotta contro la rivoluzione, non tardava ad avere un’evoluzione.
Stalin aveva liquidato l’opposizione, ringiovanito la GPU, eliminato i generali poco mansueti mentre il popolo taceva: dunque, aveva consolidato il suo potere. A prima vista queste due valutazioni appaiono ragionevoli.
Ma solo a prima vista.
Il significato sociale e politico delle epurazioni è evidente: gli strati dirigenti eliminano chiunque ricordi il passato rivoluzionario, i principi del socialismo, la libertà, l’uguaglianza, la fraternità, i compiti attuali della rivoluzione mondiale.
La ferocia delle repressioni rivela l’odio della casta privilegiata per i rivoluzionari. In questo senso l’epurazioni accresce l’omogeneità degli strati dirigenti e sembra senz’altro consolidare il potere di Stalin.
Consolidamento apparente. Stalin stesso resta un prodotto della rivoluzione.
La sua cerchia più ristretta, l’Ufficio politico, è composto da uomini abbastanza insignificanti, ma per lo più legati per il loro passato al bolscevismo. L’aristocrazia sovietica, che si è servita con successo del gruppo staliniano per sbarazzarsi dei rivoluzionari. Non ha né rispetto né simpatia per gli attuali capi. Intende liberarsi completamente dalle costrizioni del bolscevismo, sia pure deformato, di cui Stalin ha ancora bisogno per disciplinare i suoi. Domani Stalin sarà un peso per la casta dirigente.
La cosa più grave, e di gran lunga, è che l’epurazione della burocrazia dagli elementi eterogenei è pagata al prezzo di una rottura sempre più profonda con il popolo. Non è esagerato dire che l’atmosfera della società sovietica è satura d’odio contro i privilegiati.

Stalin si convincerà sempre di più che non basta la sola decisione di fucilare chiunque per salvare un regime che sopravvive a se stesso.
Il crescente odio del popolo per la burocrazia e la sorda avversione della maggior parte di questa nei confronti di Stalin, fanno vacillare l’apparato stesso della repressione, creando così una delle condizioni della caduta del regime.
Stalin pare vicino a concludere la sua tragica missione.
Quanto più egli crede di non aver bisogno di nessuno, tanto più si avvicina il momento in cui nessuno avrà bisogno di lui.
Se la burocrazia riesce, dopo aver trasformato le forme della proprietà, a generare dal suo seno una nuova classe padronale, essa si darà nuovi capi senza più passato rivoluzionario – e più istruiti.
Probabilmente Stalin non riceverà nemmeno i ringraziamenti per il lavoro compiuto.

Lo accuseranno, per esempio, di …trotskismo!
In questo caso, egli sarebbe vittima di un imbroglio del modello corrente.
Ma l’umanità si avvia nuovamente verso una fase di guerre e di rivoluzioni.
I regimi politici ed anche quelli sociali crolleranno come castelli di carte.
E’ possibilissimo che i movimenti rivoluzionari d’Europa e d’Asia, precorrendo la sovversione dello stalinismo da parte della controrivoluzione capitalista, facilitino il suo rovesciamento da parte delle classi operaie.
In tal caso, Stalin potrebbe contare ancora meno sulla riconoscenza.
La memoria degli uomini è generosa allorché misure drastiche sono poste a servizio di grandi scopi della Storia.
Ma invece la Storia non perdonerà una sola goccia di sangue offerto al nuovo Moloch dell’arbitrio e del privilegio.
Il nostro senso morale trova la sua più alta soddisfazione nell’incrollabile convinzione che il castigo della Storia sarà proporzionato al delitto.
La rivoluzione aprirà tutti gli armadi segreti, riprenderà in esame tutti i processi, riabiliterà i calunniati, erigerà monumenti alle vittime, consacrerà una maledizione eterna ai carnefici.
Stalin sparirà dalla scena sotto il peso dei suoi crimini, come l’affossatore della rivoluzione e la figura più sinistra della Storia.”

– Lev Trotsky,
1937

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Compagno Graber

Gli Stalinisti se li conosci li eviti 2 ° Parte

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Ah, e per finire: su Cuba ci abbiamo ragione noi.
Se tanto vi piace, e se tanto lì c’è il comunismo veramente realizzato, ditemi, STALINISTI DI MERDA, com’è che non ve n’è andate a svernare tutti là?
Per voi distinguere un vero comunismo da un comunismo a metà o un comunismo integralmente FASULLO, è “trotskismo” e “tradimento”?
Minchia, ma che vi deve fare Marx a voi? Pompe, cazzo!
Dove vedete bandiere rosse e sedicenti comunisti, andate come i cani. Voi non siete né compagni né militanti, siete dei tifosi o dei credenti. Senza un minimo di implicazione dialettica, senza nessunissima critica di niente.
E questo, sapete perché?
Perché la vostra – da eletta tradizione stalinista – non è politica, è religione. Stalin! Il georgiano più cattolico di tutta la Russia, non lo dimentichiamo, noi.
Quello che ha trasformato la critica marxiana e il materialismo dialettico, in un breviario di dogmi, slogan salmodiati come preghiere anche se contraddette da ogni verità di fatto, e culti della personalità.
Proprio quelli che Lenin avrebbe voluto abbattere.
E che lui riabilitò, in suprema onta e supremo spregio che era tutto un programma, proprio al suo funerale, celebrandolo come un santino.
E da lì cominciava non il comunismo “che è un sistema da instaurare, vivo nelle lotte quotidiane”, ma un Dogma sceso dall’alto del trono dell’antizarista (?) compagno Stalin, e se anche si diceva “Lavoro e salario!”, poi lui non faceva un cazzo a parte fottere puttane di regime e sbafare sulle spalle del proletariato, e gli operai si scassavano il culo nelle acciaierie come e peggio di prima, perché adesso, se qualcuno s’osava dire che aveva le ossa rotte e FAME, era un nemico della Rivoluzione, e finiva alla “rieducazione”.

Voi siete gente talmente cattolica e talmente incapace di analizzare le cose al di là degli autoattestati (con cui ci PULIAMO IL CULO!),
che morto un Dio di merda, avete avuto il bisogno di inchinarvi ad un altro.
Ma sempre con lo stesso culo aperto e lo stesso autocompiacimento.
E questo è il vero essere “puttane del capitalismo”.

(E in ultimo, complottari di Merda e calunniatori senza dignità: Gramsci non pronunciò MAI, MAI in nessuno scritto, nessuna conferenza, nessuna parte – e questo dimostra quanto leggiate, e viviate di dogmi senza analizzare e documentarvi mai su un CAZZO! – le parole “Trotsky, puttana del fascismo.” Del resto, perché avrebbe dovuto, MINCHIE SECCHE? Cosa CAZZO c’entrava Trotsky col FASCISMO, o teste di MERDA???
Questa frase è una calunnia decennale, ad opera vostra, bastardi fascisti di merda, che è stata attribuita al compagno Gramsi (quello morto in galera e silenziato, in quella famosa lettera a Mosca in cui diceva, dopo la morte di Lenin, “…Compagni, voi state distruggendo l’opera vostra!”, grazie a Togliatti e Stalin), senza nessuna verifica MAI da nessuna parte. Di questo siete capaci! “Oggi come ieri”, per citarvi.
Vergognatevi!
Stalin, che firmava i patti con Hitler, in CULO alla rivoluzione permanente e all’internazionalismo socialista, era la VERA PUTTANA del Nazismo.

Morite!
Tutti!
E male.)

Compagno Graber