NON ESISTE UN ANTIFASCISMO DEMOCRATICO.

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– Non si vede niente, è da un’ora che siamo in mezzo ai lacrimogeni, senza maschere, senza limoni e con poco maalox, potevamo organizzarci meglio cristo!
– Ci hanno quasi ammazzato un compagno, smettila di lamentarti! Dobbiamo attaccare quella sede anche se l’hanno chiusa, anche se non si riesce a respirare, dobbiamo assolutamente dare una risposta politica. Dietro a quella nuvola bianca ci sono gli sbirri. E non sono loro alla fine i veri fascisti? Pensa a tutti quelli che ammazzano nelle questure e nei CIE. Il fascismo alla fine è prepotenza, e chi è più prepotente di questi maiali in divisa?

Ci sono momenti in cui l’emozione gioca un ruolo determinante nella risposta ad un attacco da parte dei nostri nemici. E’ successo quando Luca è caduto dal traliccio e la risposta è stata immediata, ha saputo oltrepassare sia i confini della Val Susa che le nostre differenze ed identità. Insieme abbiamo occupato stazioni e autostrade. L’emotività e la rabbia per un compagno in pericolo di vita, il timore di non vederlo più, la necessità di dare una risposta di cuore rendono una giornata come quella di Cremona una giornata positiva. I calcoli politici stavano a zero e la determinazione a mille. Gli obbiettivi erano chiari e condivisi, non c’è stata separazione tra ciò che si enunciava e ciò che si è fatto. Nelle tre ore di battaglia siamo diventati un indistinto, eterogeneo ma compatto. Nessun fermato, nessun bevuto. E se pure si prenderanno qualcuno ce lo difenderemo tutti e tutte.

“Oggi a Cremona la Manifestazione nazionale Antifascista che era partita come un vasto corteo pacifico alla cui testa vi erano padri e madri tra i quali la moglie di Emilio Visigalli e Adelmo Cervi, è stato rovinato da 150 violenti, che con modalità squadriste si sono impossessati della testa del corteo scacciando i cittadini che erano lì per manifestare pacificamente e scatenando una guerriglia urbana inaccettabile. Questa azione ha causato la fine della manifestazione e l’allontanamento di tutti gli altri partecipanti. Facciamo appello alle forze dell’ordine affinché individuino e puniscano gli autori di questa violenza, che nulla c’entra con la volontà della Città di Cremona di manifestare il proprio no al fascismo e la propria solidarietà ad Emilio Visigalli, gravemente ferito dai militanti di Casapound domenica 18 gennaio.”
Gabriele Piazzoni – Coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà

L’antifascismo democratico che si indigna e invoca lo Stato per fermare gli squadristi è l’espressione più compiuta della strumentalizzazione dell’antifascismo e della resistenza. L’antifascismo è una sfumatura del movimento rivoluzionario e non può che essere partigiano . Dobbiamo affermare, mille volte ancora, la natura partigiana della nostra vita. Partigiani dunque, cioè coloro che prendono parte. A Cremona abbiamo visto finalmente l’antifascismo slegarsi dalla retorica attendista dei gestori della protesta, degli “antifascisti” da parlamento. Non hanno avuto spazio nella piazza Cremonese. Era come se semplicemente non ci fossero. Nessuno a parte gli stolti o quelli in malafede ne ha sentito la mancanza. Quello che invece è mancato davvero erano pezzi di città e di proletariato Cremonese. Sarà compito dei compagni costruire questo allargamento al di là della sfera militante. Ma non dimentichiamoci che eravamo lì per rispondere ad una gravissima aggressione. “Guai a chi ci tocca” non è uno slogan.

L’opposizione tra democrazia liberale e fascismo è funzionale solo alle esigenze di governo. Queste due forme sono in realtà complementari e la loro alternanza è determinata artificialmente dal comando capitalista. Lo stato democratico di emergenza permanente è la sintesi perfetta di queste due forme. Il capitalismo e la sua condizione ottimale di riproduzione cioè la democrazia liberale hanno fatto da balia alla nascita di ogni fascismo dalla marcia su Roma ad Alba Dorata, da Hitler a Pinochet.

I tempi sono cambiati, le lotte crescono e si rafforzano creando immaginario e conflitto. L’antifascismo segue lo stesso ritmo. Se è vero che bisogna unire le lotte, bisogna farlo anche in questo campo, perché quando mettiamo in comune tempo, energie, cordoni, fumogeni, bomboni, bastoni e presa bene, facciamo paura ai nostri nemici.

“Prima credevo che ci fossero solo gli zingari ad occupare le case e che in qualche modo rubassero la casa a noi italiani , ma da quando sono venuti a cacciare fuori di casa gli occupanti, anche loro sono scesi in strada a difendere la casa di una famiglia italiana, nonostante non fosse la loro… In fondo quelli che ci prendono per il culo sono sempre gli stessi, e noi ci facciamo la guerra tra poveracci”

Lottare contro i fascisti soprattutto nel quotidiano significa togliere loro agibilità e consenso nei quartieri. In tempo di crisi, la rabbia, la povertà e la solitudine diventano bombe ad orologeria. Lo si vede e lo si sente nei quartieri popolari, dove è sempre più facile prendersela con lo straniero e identificarsi nei luoghi comuni dell’italianità. Essere presenti in queste zone piene di contraddizioni con metodo, prospettiva e curiosità ci permette di conoscere e lottare accanto agli abitanti dei quartieri, perché questa rabbia può diventare potenza rivoluzionaria. I fascisti diventano allora degli esiliati su marte, bersaglio dell’odio di tutti.

Nelle nostre città esistono piccole sedi con sigle diverse di gruppi fascisti. In questi posti si svolgono incontri, presentazioni e concerti. Essere antifascisti oggi vuol dire anche attaccare queste basi materiali e ideologiche. A volte si può fare in pochi e ha un suo significato a livello di efficacia, ma a volte deve essere una pratica di massa. Cremona ci ha insegnato quanto sia importante, assumibile e comprensibile quando ad attaccare una sede lo si fa in tanti.

– Le vetrine delle banche no! Cosa c’entrano? Oggi siamo qui contro i fascisti…
– Ma insomma, i fascisti non ci sono e stiamo attaccando gli sbirri. La sede l’hanno chiusa. Secondo te dovremmo stare qua a cazzeggiare? Vedrai che dopo oggi li passa la voglia di fare gli agguati. E levati che ci sono altre banche da sfondare…

Tanti compagni sono entrati nel movimento attraverso l’antifascismo. Nelle scuole tramite i collettivi si cantano i primi slogan, si fanno le prime scritte. Questa evidenza, che non ha niente di ideologico, deve essere inserita dentro un processo rivoluzionario, perché i fascisti spuntano sempre fuori ogni volta che le cose si mettono male. Essere antifascisti vuol dire essere anticapitalisti e rivoluzionari. Non dobbiamo però credere ingenuamente che il capitalismo sia semplicemente concentrato nelle vetrine delle banche. Il capitalismo è diffuso dappertutto, nella polizia, nella merce, nelle relazioni quotidiane.

Ci sono automatismi che devono essere distrutti come quello di fare appello alla società civile o al mito dell’unità antifascista ogni volta che i fascisti si manifestano. Abbiamo già visto come ogni volta che invochiamo l’antifascismo “che tenga insieme tutti” senza praticarlo in maniera conflittuale e partigiana forniamo ai fascisti l’occasione per prendere forza. Non saranno sicuramente quattro denunce per aver fatto il saluto romano ad impedire a questa feccia di prendersi le strade, ma la capacità collettiva di costruire un piano d’azione, allargamento e conflitto che tenga insieme tutti quelli che si dicono antifascisti. Questo senza farsi determinare da chi ha fatto dell’antifascismo una bandiera stinta da rispolverare alle cerimonie quando fa comodo, gli stessi che appena una piazza si scalda prendono le distanze, ancora prima che succeda qualcosa. “L’antifascismo non si delega” vuol dire proprio questo.

Il 29 aprile a Milano sarà una giornata importante. L’anno scorso i fascisti hanno sfilato indisturbati con svastiche e celtiche. Dobbiamo rispedirli dentro i tombini a nuotare nelle fogne. Quest’anno non vogliamo vedere i lacchè di Pisapia, i partigiani della pace sociale e dell’ipocrisia sinistroide a dirci cosa fare e cosa non fare.

Gli occhi si chiudono al punto tale di non vedere più niente. I polmoni si attorcigliano e senti l’inferno dentro. In mezzo al fumo dei gas CS per un attimo riesci a riconoscere gli occhi di un compagno. “Hanno quasi ammazzato Emilio, la devono pagare!” Con questa consapevolezza e sputando rabbia, arrivi in fondo dove le reti e le camionette chiudono il passaggio e da dove le merde ci tirano i lacrimogeni. Non sono riusciti a tenerci lontano, non sono riusciti a farci paura. Per Emilio, per Dax, per tutti.

Fare come a Cremona: nessuna agibilità ai fascisti, senza fascisti contro la polizia!

A fianco di Emilio e dei compagni e le compagne del Dordoni.

Fonte Autonomia diffusa ovunque

Compagno Graber

QUELLO CHE NON SAPETE DEI VIGILI URBANI DI ROMA CAPITALE. E NON VI DIRANNO MAI.

Per chi avesse voglia di conoscere la verità sui vigili brutti e cattivi, che non è quella che vi raccontano”.
Non vi raccontano che i vigili sono in agitazione, insieme agli altri comunali, da un mese.
Non vi raccontano che Marino, mostrando insofferenza e un po’ di schifo verso la categoria, non si è mai presentato agli incontri con i sindacati.
Non vi raccontano che dal primo gennaio è entrato in vigore un nuovo contratto, imposto unilateralmente che prevede riduzioni di stipendio per tutti, su un contratto fermo già da 8 anni.
Non vi raccontano che il vicesindaco Nieri, eletto con Sel, ha da subito manifestato una sorta di fastidio epidermico nell’incontrare i rappresentanti dei vigili. E che, all richiesta di un agente circa il perché di tanto accanimento, lui rispondeva su Facebook: “dovete imparare a nuotare in mezzo bicchiere d’acqua”.
E non vi raccontano che i vigili sono in agitazione perché il provvedimento anti corruzione voluto da Brunetta è stato recepito dall’amministrazione nel modo più estensivo e punitivo possibile. Non per i corrotti o i ladri, ma per tutti. E finora ha portato al trasferimento in altre sedi di persone integerrime, senza macchia alcuna, a pochi mesi dalla pensione. Con una cattiveria ed un cinismo unici.
Non vi raccontano, soprattutto, che i vigili hanno dichiarato che, come forma di protesta avrebbero disertato la prestazione straordinaria volontaria di capodanno, anche perché sciopero ed assemblea non sono stati autorizzati.
Non vi raccontano che “siccome i vigili si comprano con un caffè” , nessuno al comando ha preparato il servizio ordinario per il 31, nessuno ha sospeso richieste e riposi come prassi. Perché tanto i vigili verranno a frotte volontari, visto che la notte del 31 è ben pagata. Alla faccia dei sindacati.
Ed invece, per la prima volta, i vigili hanno tenuto il punto, e le adesioni volontarie sono state 0 (leggi zero)
Così Campidoglio e comando si sono trovati, a poche ore dal capodanno, nel panico più totale, per colpa della loro schifosa arroganza. E per metterci una toppa hanno commesso ogni genere di sopruso, modificando arbitrariamente turni di lavoro, cercando di richiamare abusivamente in servizio gente in ferie o a riposo. Ed utilizzando la reperibilità, strumento utilizzabile solo per catastrofi. Per gestire un concerto.
Dall’altra parte, ovviamente, ogni genere di resistenza, lecita e meno lecita, con ogni mezzo per difendersi da una serie di porcate mai viste.
E per giustificare questa disorganizzazione figlia della presunzione e dell‘arroganza, per giustificare l’aver tenuto le persone in servizio appiedato 19 ore, non si é trovato di meglio che sparare cifre a capocchia sui malati. 835, come ripreso anche dal premier. Solo che in quel numero c’erano anche ferie, riposi, maternità, donazioni. Oggi si parla di 44 casi sospetti, non 835. Ma per estendere il Jobs act ai pubblici dipendenti 835 suona meglio. Anche evitare di parlare della protesta è meglio.
Perché twittare dalla pista di Courmayeur è scomodo, bisogna essere sintetici.

Compagno Graber

Si sta concludendo un anno orribile per i lavoratori. Mai tanti morti sul lavoro come quest’anno

O capitano! Mio capitano!...

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Sono quattordici i lavoratori morti in questi ultimi due giorni del 2014. Si spera che le notizie non siano vere, che esiste ancora una fievole speranza di trovare in vita i cinque autotrasportatori della Norman Atlantic: si tratta di quattro napoletani e un messinese di cui non si sa più niente. Anche dei marinai turchi dispersi al largo di Ravenna dopo una collisione non si trova traccia. A queste probabili vittime occorre aggiungere altri due lavoratori morti in provincia di Latina e sull’autostrada A20 Messina-Palermo. Come ho già scritto più volte si sta chiudendo un anno orribile per chi lavora. E’ da quando ho aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 che non ci sono tanti morti. Siamo a +12,8% rispetto all’intero 2013 e a +3,1 rispetto all’intero 2008 e questo nonostante si siano persi da quell’anno milioni di posti di lavoro “buoni”. I morti…

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LA RIVOLUZIONE È SOLO QUELLA PROLETARIA NON PUÒ ESSERE MAI CIVILE. (INGROIA)

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Andiamo, dai!
Visto che siamo al Capodanno – anche se me lo sto passando in casa con l’ascesso, sempre perché Gesù è un personaggio molto simpatico – diciamo qualcosa di carino pure noi…

Il mondo è una merda
(e qua non ci piove)…

Ma pure è vero che in questa stercorara palla di merda gigante, io conosco un sacco, ma un sacco, ma tante quante non ne credevo possibile di incontrare, di belle persone.
Qualcuno da questo graticolato sociale (io le chiamo in italiano, le cose. Problemi? Social Network mi mette la proluvie!) è assente.
E non lo biasimo.
Anche se, sinceramente, a volte lo rampogno.
Perché anche uno strumento sostanzialmente di alienazione di massa, di dissociazione, di frammentarizzazione (non so manco se si dice, ma se diegofusaro caca espressioni come “turbocapitalismo” e gli fanno fare libri, non vedo che cazzo c’è di male in frammentarizzazione!), se utilizzato da persone sensate, talvolta può dare vita a cose bellissime.
Per quanto la cosa più bellissima rimane da sempre Trombare, e questo, effettivamente quivi non accadrà mai (su questo ci hanno ragione loro, e chi gliela toglie?)

Ma vi dico a tutti quanti, anche a chi qua non c’è, che vi voglio tanto bene, che mi mancate, e siete una manica di zozzi, schifosi, impenitenti, maiali, ladri, malnati, schizzati, crapuloni, maledetti, sciagurati, farabutti, inverecondi, impudichi, avanzi di postribolo e pendagli da forca, miseri, straccioni, satiri, luridi, disonesti, immorali, turpi, osceni, sconci, ributtanti, riprovevoli…

Gente che avrebbe cultura da venderSi, e che cazzo fa?
Sta tutto il tempo a fare canzonacce, a sfottere la società, a pigliarsela col mondo, e scrivere ottave e parlare di fica, culi, tette, a bestemmiare, e sprecare il proprio tempo a ufo.

Non siete PRODUTTIVI, cazzo!
Fate effetto all’intestino!
Questo cazzo di mondo cerca in tutti i modi di dare a intendere che l’uomo è averci una macchina, un posto in società, quattrini, proprietà…
E voi, schifosi,
zavorre!,
pesi morti della Storia, che fate?

Siete lì dopo secoli di progresso a controtestimoniare, a mandare tutto a puttane, lavoro paziente di miliardi di un’intera società da anni,
dicendo che all’uomo interessa
la fica
e pigliarsela con gli dèi.

Mi fate effetto all’intestino.

Perciò, buon anno una Sega, ché gli anni non saranno buoni finché non scoppia la rivoluzione. Quella proletaria. Non quella Civile di Ingroia.
E tutti sappiamo che quest’anno farà ancora più cacare di quello di prima.
Perché la “crisi” si esacerba, Renzi continua la legislatura, e fin’ora abbiamo visto meno che un cazzo.

Ma vi voglio bene, sì. Questo ve lo voglio dire.

Vi abbraccio e vi bascio

(Andrea Vicario bagascio).

Fonte del compagno
Salvo Lo Galbo

Compagno Graber